Attimi di vero terrore e una tragedia sfiorata per un soffio. È questo il bilancio di una mattinata drammatica vissuta all’interno della Casa Circondariale “Pietro Cerulli” di Trapani, dove il gesto scellerato di un recluso ha messo a repentaglio la vita di diverse persone e mandato in tilt la sicurezza della struttura. Tre agenti della Polizia Penitenziaria sono finiti d’urgenza al Pronto Soccorso, pagando sulla propria pelle il prezzo di un intervento eroico effettuato in condizioni proibitive.
L’allarme è scattato intorno alle 8:40 nel reparto “Tirreno”, una delle sezioni più delicate dell’istituto penitenziario siciliano. Protagonista della vicenda un detenuto sottoposto al regime di sorveglianza particolare, previsto dall’articolo 14-bis dell’ordinamento penitenziario per soggetti ritenuti pericolosi o che compromettono l’ordine e la sicurezza. L’uomo, con l’intento dichiarato di forzare la mano all’amministrazione per ottenere un trasferimento in un’altra sede, ha deciso di appiccare un incendio all’interno della propria camera detentiva. In pochi secondi, dopo aver ammassato il materasso in gommapiuma e i propri indumenti, ha dato fuoco al tutto.
La reazione chimica dei materiali sintetici ha generato istantaneamente una densa nube di fumo nero e tossico che ha invaso il corridoio, azzerando la visibilità e rendendo l’aria irrespirabile. Di fronte al rischio concreto che il detenuto potesse morire asfissiato o ustionato, gli agenti in servizio non hanno esitato un istante. Con grande coraggio, ma privi delle necessarie protezioni per le vie respiratorie, si sono lanciati nella coltre di fumo per estrarre l’uomo e domare le fiamme prima che si propagassero alle celle adiacenti. L’operazione di salvataggio è riuscita, ma il costo umano è stato pesante: tre poliziotti sono rimasti gravemente intossicati. Trasportati in codice rosso all’ospedale di Trapani, sono stati sottoposti a immediata ossigenoterapia per limitare i danni causati dall’inalazione dei fumi nocivi.
Sull’episodio si leva forte la voce di protesta del sindacato CON.SI.PE. Il presidente nazionale, Mimmo Nicotra, ha lanciato un duro atto d’accusa contro un sistema che definisce ormai al collasso. Secondo il sindacato, il nodo cruciale risiede nell’inadeguatezza strutturale del “Pietro Cerulli” a gestire detenuti in regime di 14-bis. La mancanza di un assetto logistico idoneo, unita alla carenza cronica di personale e di dispositivi di protezione individuale, espone i “baschi azzurri” a rischi mortali ogni giorno. “Il coraggio dei nostri uomini non può essere l’unico scudo contro le falle dell’organizzazione”, tuona il sindacato, chiedendo un intervento immediato ai vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per una revisione della pianta organica e delle misure di sicurezza.


