Una ferita di fuoco squarcia la bellezza del Golfo di Castellammare, un paesaggio aggredito da fiamme che non conoscono tregua. La Riserva dello Zingaro, gioiello naturalistico e vanto dell’isola, brucia sotto un cielo reso opaco dal fumo, un’immagine straziante che testimonia la vastità del disastro. Ma l’incubo non si ferma alla macchia mediterranea; oggi ha bussato con violenza alle porte delle case, portando il panico tra a Castelluzzo.
In questo pomeriggio di caldo record, con la colonnina di mercurio che ha raggiunto i 46 gradi, il fuoco ha mostrato il suo volto più crudele. Le fiamme, alimentate da un vento che soffia come un mantice infernale, hanno lambito le abitazioni, costringendo intere famiglie a una fuga disperata. Scene di dolore puro, con persone che si allontanano in lacrime dalle proprie case, lasciandosi alle spalle una vita di sacrifici minacciata dalla cenere. Un dramma umano che si consuma metro dopo metro, mentre il fronte del fuoco avanza inesorabile.
In questo scenario apocalittico, emerge però la forza indomita dell’uomo. Funzionari del Dipartimento Regionale della Protezione Civile si sono resi protagonisti di gesti che i testimoni non esitano a definire eroici, atti di coraggio compiuti per strappare persone e cose alla furia degli incendi. Accanto a loro, gli uomini e le donne della Forestale e dei Vigili del Fuoco lottano in una battaglia ammirevole, uno scontro impari contro un nemico implacabile, combattuto in condizioni climatiche proibitive.
Il rispetto per questi servitori dello Stato è immenso.
Mentre la Sicilia brucia, loro sono lì, in prima linea, con il volto coperto di fuliggine e il sudore che si mischia alla polvere, a difendere ogni metro di terra, ogni abitazione, ogni vita. La loro dedizione è l’unica luce in un giorno di devastazione, un simbolo di speranza mentre il fumo continua a salire da uno dei golfi più belli del Mediterraneo.


