La violenza non ha più bisogno di pretesti. A volte basta un gesto di educazione, un banale inciampo tra la folla, per scatenare la furia cieca. A Mazara del Vallo, la vita di un ragazzo è appesa a un filo non per una rissa o un regolamento di conti, ma per aver avuto la “colpa” di essere gentile.
Era la sera di domenica 28 dicembre. Un locale conosciuto, la musica alta, il tintinnio dei bicchieri. Una serata che doveva scivolare via leggera tra un aperitivo e quattro chiacchiere con la fidanzata e gli amici di sempre. Il giovane si muove tra la calca, lo spazio è poco, sfiora inavvertitamente un gruppo di persone. Non cerca lo scontro, anzi. Si ferma immediatamente e pronuncia l’unica parola logica in quel contesto: “Scusa”. Un atto di cortesia che, in una logica distorta e bestiale, è diventato la sua condanna.
La reazione è stata immediata, spropositata, feroce. Nessuna parola di ritorno, solo un colpo violentissimo che lo ha raggiunto all’improvviso. Il ragazzo è crollato a terra, privo di sensi, riverso in una pozza di sangue che si allargava sul pavimento del locale mentre attorno scoppiava il panico. La corsa delle ambulanze a sirene spiegate ha squarciato la notte di Mazara, portando il giovane in ospedale in codice rosso. Lì, tra i corridoi asettici del pronto soccorso, la diagnosi è arrivata come una sentenza gelida: frattura cranica scomposta ed emorragia cerebrale.
Mentre la città si preparava a stappare lo spumante per l’anno nuovo, lui ha iniziato la sua battaglia più dura in un letto di rianimazione, sospeso tra la vita e la morte. A rompere il silenzio su questa tragedia assurda è stata la sorella, con uno sfogo che è un misto di dolore lacerante e rabbia pura. «Poteva essere vostro fratello, vostro figlio, un vostro amico», ha scritto sui social. Parole che pesano come macigni, perché sbattono in faccia a tutti una verità scomoda: nessuno è al sicuro se basta un “scusa” per rischiare di morire.
Ora tocca alle forze dell’ordine ricostruire la dinamica millimetrica di quei secondi fatali e dare un nome a chi ha trasformato un aperitivo in un dramma. Ma a Mazara resta lo sconcerto e la paura. Perché non si può accettare che si esca di casa per ridere con gli amici e si finisca intubati in ospedale, vittime di una brutalità gratuita che non conosce ragioni. Un gesto di educazione non dovrebbe mai costare la vita.

