Un nuovo modello di vivibilità balneare che guarda alle grandi città costiere europee, cercando di superare l’eterno conflitto tra movida e diritto al riposo. È questa la visione ambiziosa elaborata dal Comitato Tutela dei Diritti alla Salute e alla Quiete Pubblica dei Residenti del Centro Storico di Mazara del Vallo, che ha deciso di non limitarsi alla protesta ma di scendere in campo con una proposta tecnica dettagliata da integrare nel futuro Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo (PUDM). Il documento, frutto di un’analisi approfondita delle criticità locali, nasce dalla consapevolezza che il tratto di spiaggia a ridosso del centro antico non è un arenile qualunque: la sua conformazione, con le abitazioni che si affacciano direttamente sulla sabbia da una quota superiore, lo rende una cassa di risonanza naturale dove ogni rumore si amplifica, impattando pesantemente sulla vita di chi vi risiede.
Per disinnescare questa problematica senza rinunciare alla fruizione pubblica del mare, il Comitato ha immaginato una trasformazione radicale ispirata a realtà come Nizza, Marsiglia o Barcellona. Al centro del progetto non ci sono stabilimenti balneari pesanti o discoteche a cielo aperto, ma una struttura leggera e diffusa. L’elemento ordinatore di questo nuovo paesaggio sarebbe una passeggiata pedonale continua, realizzata con materiali naturali e integrata nella sabbia, pensata per collegare gli accessi al mare in un flusso lento che eviti assembramenti caotici. Cuore pulsante di questa visione è la creazione di una “piazza informale da spiaggia”: uno spazio libero da edificazioni, dedicato alla socialità tranquilla e a micro-attività culturali rigorosamente non amplificate, dove il rumore del mare prevale sui decibel degli impianti audio.
L’offerta dei servizi viene ripensata in chiave minimalista e culturale. Niente grandi strutture fisse, ma piccoli chioschi di ristoro e presìdi temporanei che richiamano i chiringuiti di Formentera o i chioschi urbani di Lisbona, affiancati da librerie in riva al mare sul modello di Valencia. Anche lo sport trova spazio, ma con regole precise: sul lato Ovest dell’arenile si ipotizza una scuola per attività marine come vela, SUP e canoa, operativa esclusivamente in orario diurno per non disturbare la quiete serale. Un punto fermo della proposta riguarda la parete in tufo che separa la città dalla sabbia: questa deve rimanere un elemento di protezione e separazione, libera da funzioni addossate che potrebbero creare problemi igienico-sanitari o di sicurezza.
La filosofia di fondo è chiara ed esclude tassativamente la musica amplificata e l’intrattenimento notturno, puntando tutto sui suoni naturali e su un turismo sostenibile. L’arenile rimarrebbe in gran parte spiaggia libera, senza le rigide compartimentazioni degli stabilimenti tradizionali. Con questo documento, il Comitato offre all’amministrazione comunale una base concreta di dialogo, dimostrando che è possibile governare la fascia costiera urbana con lungimiranza, trasformandola in una risorsa preziosa e ordinata piuttosto che in un problema di ordine pubblico.


