TRAPANI – L’indagine interna sui gravi e prolungati ritardi nella consegna dei referti istologici all’Azienda Sanitaria Provinciale (Asp) di Trapani inizia a produrre i primi provvedimenti formali. Un dirigente medico in servizio presso l’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani è stato ufficialmente sottoposto a procedimento disciplinare. L’Asp attende ora di ricevere le controdeduzioni del medico coinvolto. L’inchiesta amministrativa, avviata lo scorso 4 aprile da Danilo Palazzolo, facente funzioni di direttore generale dell’azienda sanitaria dopo la sospensione del titolare, mira a far luce su eventuali responsabilità civili, amministrative, contabili ed erariali, inclusi i profili relativi al grave danno d’immagine subito dall’ente.
Parallelamente, si definiscono altre posizioni. Nessuna azione disciplinare è stata invece intrapresa dall’Asp nei confronti di Domenico Messina, ex direttore dell’unità operativa di Anatomia Patologica, poiché il medico risulta in pensione dal primo novembre 2024 e, pertanto, non più soggetto alla giurisdizione disciplinare diretta dell’azienda per fatti contestati in questo ambito.
Resta invece critica e in evoluzione la situazione del direttore generale dell’Asp, Ferdinando Croce, attualmente sospeso dalle sue funzioni per decisione della Regione Siciliana in seguito all’esplosione dello scandalo. Proprio nella giornata di ieri, venerdì 16 maggio, il tribunale del lavoro di Trapani ha respinto il ricorso presentato da Croce contro il provvedimento di sospensione. Il destino professionale del manager all’interno dell’Asp dovrebbe essere deciso nei prossimi giorni.
Nel frattempo, dalla documentazione presentata dalla difesa di Croce, emerge un quadro interno potenzialmente esplosivo. In una terza memoria integrativa, depositata il 12 maggio scorso dal legale del direttore generale sospeso, è inclusa la testimonianza di un medico in servizio nel reparto di Anatomia Patologica. Tale testimonianza viene descritta come un vero e proprio atto d’accusa circostanziato nei confronti della gestione del reparto da parte dell’allora primario, Domenico Messina.
Il medico testimone evidenzia “notevoli problematiche e anomalie legate ai ritardi nella refertazione”. Entrando nel dettaglio, il sanitario ha dichiarato che “il dottor Messina prediligeva sempre l’attività libero professionale a quella istituzionale, dando così priorità all’attività di libera professione rispetto a quelle istituzionali”. Secondo quanto riferito, tali prestazioni sanitarie in regime privatistico venivano erogate all’interno delle stesse strutture ospedaliere pubbliche. La testimonianza dipinge un ambiente di lavoro estremamente difficile, caratterizzato da un “clima di terrore e di assoluta omertà” tra il personale sanitario dell’unità operativa allora diretta da Messina. Nella memoria difensiva, il medico parla anche di carichi di lavoro non adeguati, ritardi sistematici e una generale cattiva gestione del reparto, problematiche delle quali – sempre secondo la testimonianza – il direttore generale Ferdinando Croce non sarebbe stato messo a conoscenza.
La vicenda dei referti istologici ritardati all’Asp di Trapani si conferma dunque un caso complesso e con molteplici ramificazioni. Con l’avvio del primo procedimento disciplinare e le cruciali decisioni attese a breve riguardo alla governance dell’azienda sanitaria, la situazione è in piena evoluzione. Le pesanti accuse emerse dalle testimonianze interne aggiungono ulteriori, significativi elementi a un quadro investigativo che si preannuncia ancora lungo e denso di sviluppi.


